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John Martyn – No Little Boy – Mesa Recordings, 1993 – One World Records, 2007


John Martyn: No Little Boy

John Martyn, negli anni ’70

John Martyn: se ne è andato nel 2009, a soli 61 anni di età. 40 anni di carriera artistica, decine e decine di album in cui ha spaziato attraverso il folk, il blues, il jazz ed il rock, e sempre con un sua precisa connotazione musicale. Il Times lo ha descritto come “un elettrizzante chitarrista e cantante, la cui musica ha sfumato i confini tra folk, jazz, rock e blues”.

I suoi marchi di fabbrica? La sua voce, innanzi tutto, calda, avvolgente, a tratti gutturale. Poi il suo stile chitarristico, con cui scindeva i singoli ingredienti compositivi per ricomporli in una sua nuova interpretazione, con l’aggiunta di una eco mesmerica che sapeva di musica “arrotolata su sé stessa”.

John Martyn è stato un grandissimo artista, anche se non ha mai raggiunto le vette del successo commerciale. La sua notevole statura artistica si può comunque desumere dall’incredibile elenco di collaboratori con cui si è cimentato o con cui si è accompagnato, sia in sala di incisione, sia nei tanti concerti dal vivo in cui sprigionava tutta la sua energia interiore.

Nato in Scozia, cresce in una famiglia dove la musica è l’intrattenimento domenicale. La madre era una suonatrice di piano infatuata di Debussy ed il padre un tenore d’operetta. Il suo divertimento infantile divenne presto il canto.

A quattordici anni inizia a suonare la chitarra, iscrivendosi ad una scuola di musica. Il suo insegnante lo stimola ad inoltrarsi al di là delle restrizioni imposte dalla musica folk dell’epoca, smussandone le regole, miscelandovi la musica etnica, il rag time ed il blues.

Dopo un breve periodo a fianco della Incredible String Band, John si sente pronto ad affrontare la sua vita artistica come solista.

John Martyn: No Little Boy

John Martyn, negli anni ’80

Di club in club, arriva al suo primo disco nel 1968 e, da lì, passando per il folk al soft-folk/rock e dalla chitarra acustica a quella elettrificata (con l’aggiunta di una speciale unità di eco), di disco in disco fino al 1973, quando incide lo stupendo, insuperato, “Solid Air”. Questo diviene il “disco di John Martyn” ed è spesso usato come riferimento prototipale del Trip-Hop. In esso ritroviamo le varie sfaccettature della personalità musicale di John Martyn, intriso com’è di Jazz, Folk, Blues e Rock.

Il primo brano di Soldi Air è dedicato al suo grande amico Nick Drake, col disperato desiderio di lenirne la depressione profonda in cui Nick era piombato, e che lo portò alla morte l’anno successivo. “Nick era una persona straordinaria, che purtroppo camminava su aria solida, senza che nessuno, in questo sporco mondo affaristico, lo aiutasse ….. Fu ucciso dall’opportunismo indecente e parassita che pervade il business musicale”.

Nel 1974 fa una lunga tournée suonando con i Free ed i Traffic. Al ritorno John Martyn incide “inside Out”, intriso delle influenze musicali di Joe Zawinul, John Coltrane e Wayne Shorter. Indifferente ai critici musicali ed ai premi che i suoi dischi ottengono, desidera soltanto che, tramite la musica, la sua interiorità possa venir fuori. Ancora in questo album si percepisce la carica di Solid Air, come un paesaggio infinito che si riavvolge su sé stesso.

Si trova, come è spesso capitato a diversi artisti, ad essere circondato da un mondo dove presto affiorano, quale altra faccia della medaglia dell’affermazione artistica, profondi problemi personali e la sua lotta con l’abuso di sostanze. Sul finire degli anni settanta, John Martyn divorzia dalla moglie ed inizia, per sua stessa ammissione, “un periodo molto scuro della vita”, dopo aver premuto “il pulsante dell’autodistruzione”.

John Martyn ha inciso tanti altri bei dischi: “One World”, “Grace and Danger”, “Well kept Secret” in studio, e tanti altri dal vivo, con performance in cui travasava tutta la sua graffiante espressività chitarristica. Ne è l’esempio l’album “Live”, un doppio CD di un concerto tenuto a Londra nel marzo 1990.

John Martyn: No Little Boy

John Martyn, negli anni recenti

Arriviamo a “No Little Boy”, album del 1993, rimasterizzato nel 2007 con alcune revisioni ed alcune bonus track, è una raccolta dei suoi brani più classici reinterpretati dallo stesso John Martyn. Nell’album compaiono Phil Collins, Andy Sheppard, David Gilmour, Peter Eskine, per citarne solo alcuni. Sicuramente “No Little Boy” può rappresentare la porta di ingresso per l’esplorazione di una produzione che attraversa un quarantennio, attraverso cui è possibile ritrovare tanta parte della creatività vitale con cui si è sviluppata la musica moderna.

John Martyn con la sua carica, con la sua profondità, con la sua fragile e forte umanità ci ha lasciato in eredità documenti musicali colmi di umane vicende. Note che fluiscono ininterrotte, tenere ed aggressive, riportandoci le voci instancabili del suo altalenarsi interiore, tra gioia e sofferenza del vivere.

Recensione di Gaetano Toldonato